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Qual è la migliore acqua contro i calcoli renali?

Spesso, in passato, l’insorgenza dei calcoli renali è stata addossata all’acqua e, in particolare, al suo residuo fisso. La questione ha favorito la vendita dei depuratori domestici, che negli scorsi anni sono spuntanti nelle abitazioni di moltissimi italiani. Ma davvero il principale responsabile dei calcoli renali è il residuo fisso? Quando si parla di calcoli e di acqua l’unica affermazione vera è quella secondo la quale bere molta acqua aiuta a prevenirli. Tale consiglio è giustificato anche da una vasta letteratura scientifica, soprattutto quando l’argomento è la prevenzione. Le ricerche condotte in passato, infatti, hanno evidenziato come bere due litri d’acqua al giorno possa realmente prevenire un problema molto diffuso come quello di cui stiamo parlando. Inoltre, gli stessi studi medici hanno evidenziato una maggior incidenza dei calcoli renali negli individui che vivono nelle regioni calde. In questo caso, il motivo sarebbe da ricondurre all’eccessiva sudorazione, spesso non compensata da un quantitativo di acqua sufficiente. Sudare tanto e bere poco favorisce un’eccessiva concentrazione di urine e la conseguente formazione dei calcoli nei soggetti predisposti.

Tuttavia, una volta diagnosticato il problema, soltanto il medico potrà consigliare la quantità di acqua che il paziente dovrà bere. Esistono quadri clinici nei quali l’eccessivo consumo di acqua ha favorito complicanze quali coliche e persino ostruzioni renali, legate al fatto che la forte diluizione dell’urina può agevolare il movimento dei calcoli. Ma qual è il ruolo del residuo fisso e della durezza dell’acqua? Davvero possono aumentare l’incidenza dei calcoli renali? La durezza dell’acqua corrisponde alla concentrazione dei sali di calcio e magnesio. Considerato che i calcoli renali sono quasi sempre costituiti da precipitati di ossalato di calcio, è ampiamente diffusa l’opinione secondo cui sia preferibile consumare acque caratterizzate da un tenore più basso di questo minerale. Tuttavia, questa convinzione non è giustificata da alcuna evidenza scientifica, considerato che la maggior parte degli studi effettuati confermano il contrario. E le ricerche più recenti continuano a suggerire quanto la durezza dell’acqua sia un fattore capace di contrastare efficacemente i calcoli renali.

La scienza evidenzia anche come il magnesio svolga un ruolo di fondamentale importanza in termini di prevenzione e, soprattutto, quanto sia importante la dieta, con le proteine che devono essere limitate a favore di un consumo più importante di frutta fresca e verdura. Ma esistono acque più indicate di altre? No, l’essenziale è bere. Per diminuire il rischio di calcoli, le ricerche suggeriscono di consumare almeno due litri d’acqua al giorno, indipendentemente dal suo residuo fisso e dal quantitativo di calcare in essa contenuto. Esistono molte acque imbottigliate di grande qualità, come Acqua Chiarella, ma anche quella del rubinetto, più economica e soprattutto ecologica, costituisce un’ottima scelta. L’acqua del rubinetto, infatti, non ha nulla da invidiare a quella in bottiglia, a meno che l’azienda che si occupa della sua distribuzione non ne sconsigli apertamente il consumo. In ogni caso, chi ha problemi di calcolosi deve rivolgersi prontamente al medico per capire quanta acqua consumare.

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