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Memoria dell’Acqua: di cosa si tratta?

La memoria dell’acqua è una teoria controversa in quanto ufficialmente non è accettata dalla comunità scientifica, ma ci sono diversi esponenti (tra cui anche premi Nobel) che la sostengono. La memoria dell’acqua consiste nella capacità dell’acqua di mantenere una traccia delle sostanze con le quali entra in contatto. Il primo studio riguardante questa ipotesi venne pubblicato sulla rivista scientifica Nature nel 1988 dall’immunologo francese Jacques Benveniste. Tale ricerca sembrava dimostrare la facoltà dell’acqua di mantenere intatti gli anticorpi con cui era entrata in contatto, preservandone l’effetto biologico. Questo risultato era del tutto sorprendente in quanto non solo rimetteva in discussione le informazioni sino a quel momento reperite in materia di chimica e fisica, ma convalidava da un punto di visto scientifico l’efficacia delle cure omeopatiche. Queste, infatti, sono composte da soluzioni estremamente diluite, ragion per cui non se ne è mai dimostrato concretamente la validità. Tuttavia, i risultati della ricerca risultarono falsi e pertanto intorno all’esperimento prevalse un’opinione di forte scetticismo e negazione.

Ciò nonostante, duranti gli anni seguenti furono svariati i laboratori nel mondo che effettuarono nuovi esperimenti partendo proprio dalla teoria di Benveniste e concentrandosi su tre importanti caratteristiche dell’acqua: la facoltà che ha di agire come ricettore di onde elettromagnetiche, di memorizzarle e di trasmetterle. A tal proposito di grande rilevanza è stato lo studio del 2011 compiuto dal premio Nobel per la medicina Luc Montagnier, un medico, virologo e biologo francese nonchè lo scopritore del virus dell’HIV. L’indagine del dott. Montagnier intitolata “DNA waves and water”, pubblicata sul Journal of Physics, era volta a provare proprio la proprietà dell’acqua di ricevere e memorizzare onde elettromagnetiche a bassa frequenza. Anche in questo caso, però, la maggior parte della comunità scientifica ha valutato lo studio negativamente sia per come è stato svolto e sia per l’insufficienza di prove a dimostrazione della tesi. Successivamente anche i fisici italiani Emilio del Giudice e Giuliano Preparata portarono a termine diverse ricerche in questo campo, concludendo che l’acqua (che è il miglior solvente esistente) memorizza le informazioni delle sostanze con cui entra in contatto unendole in particolari aggregazioni di molecole. Infine, anche il giapponese Masaru Emoto ha compiuto diversi lavori su questa tematica pubblicando, per esempio, l’opera “I messaggi dell’acqua” valutando gli effetti di fattori quali l’ambiente e la musica sulla struttura molecolare dell’acqua.

Sebbene le posizioni sulla memoria dell’acqua siano piuttosto controverse e questa teoria sia spesso al centro di numerose polemiche, è innegabile il fatto che a seconda della fonte da cui questa sgorga abbia delle caratteristiche differenti. Sono proprio le rocce ed il contesto ambientale in cui si trova la sorgente a influenzarne le peculiarità. La fonte dell’acqua Chiarella, per esempio, si trova tra i monti del massiccio Grona-Bregagno che circondano il lago di Como. L’origine in parte calcarea ed in parte scistosa di tali vette arricchisce l’acqua di tanti minerali ed elementi di pregio tra cui spiccano il calcio, il potassio ed il magnesio.

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