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il Blog di Chiarella

Acqua Virtuale: di cosa parliamo? e come ne possiamo limitare il consumo?

Quando si pensa al fabbisogno pro capite di acqua, solitamente si fa riferimento all’acqua usata per bere, come l’acqua Chiarella, lavarsi e lavare per uso domestico. E in tempi in cui la domanda di acqua nel mondo è in continua crescita, una certa consapevolezza ed educazione ad un uso intelligente e che abbassi al massimo gli sprechi sembra aver preso corpo nei Paesi più avanzati. Ma esiste anche un consumo enorme di acqua a cui nessuno può sfuggire, un consumo ancora troppo inconsapevole che fa salire il numero dei litri quotidiani necessari a persona verso cifre molto alte. Quest’acqua che non si vede eppure è presente in tutte le nostre scelte quotidiane è chiamata acqua virtuale. Per capire le proporzioni nell’utilizzo dell’acqua per soddisfare i propri bisogni, a fronte di un paio di litri che servono per bere, dei 30/50 che servono per usi domestici, ce ne sono alcune migliaia utilizzate per la produzione del cibo.

Si può quindi affermare che il consumo di acqua virtuale è decisamente superiore a quello dell’acqua che di fatto si vede e si tocca. Dietro ogni alimento che si consuma si nasconde una quantità d’acqua necessaria per la sua produzione molto elevata. Per esempio per produrre un uovo servono 135 litri di acqua, mentre per produrre un chilo di carne di maiale occorrono seimila litri, l’equivalente di 188 docce. Va un po’ meglio per quanto riguarda la produzione delle verdure o di frutta, infatti per un chilo di banane occorono 790 litri di acqua, mentre per un chilo di pomodori ne bastano, se così si può dire, 214 litri. Da questi pochi esempi si può capire come la necessità di acqua sia legata in modo proporzionale alla domanda alimentare. Il calcolo del fabbisogno totale di acqua pro capite che tiene conto anche del consumo di acqua legato alla produzione alimentare è definito impronta idrica. L’impronta idrica dell’Italia è pari a 2330 metri cubi di acqua all’anno a persona, un dato superiore alla media mondiale che è di 1240 metri cubi. Occorre quindi una maggiore presa di coscienza riguardo a questo problema, basti pensare che questi sarebbero livelli insostenibili se tutti nel mondo avessero le stesse opportunità di sviluppo e di accesso all’acqua potabile.

Ci possono essere quindi degli accorgimenti che si possono adottare per far sì che il consumo di acqua virtuale non sia spropositato. Conoscere i prodotti che si portano a tavola, preferire i cibi di stagione e scegliere carne che proviene da allevamenti non intensivi porta sicuramente a limitare il consumo di acqua. Si deve tener conto che la scarsità idrica è un problema che potrebbe presentarsi in maniera sempre più forte in futuro, è necessario quindi agire in anticipo per non farsi trovare impreparati. Questo soprattutto nella prospettiva di un aumento del tenore di vita dei Paesi in via di sviluppo e di una soluzione del problema dell’accesso all’acqua potabile da parte di tutta la popolazione mondiale entro il 2030.

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