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Acqua del Rubinetto: 1 italiano su 3 non si fida

L’acqua del rubinetto ha sempre rappresentato un’incognita per molti italiani che non sapevano se bere quest’acqua fosse salutare o meno. Al giorno d’oggi questa tematica è stata meglio studiata fino a stabilire che il 29.9% delle famiglie italiane preferisce non bere l’acqua del rubinetto, spendendo, invece, circa 10 euro al mese per l’acqua minerale. Inoltre durante la Giornata mondiale dell’acqua è emerso che le famiglie italiane spendono, in media, 13 euro per l’acqua destinata a uso domestico. I dati pubblicati dall’Istat, stabiliscono come quasi 1 italiano su 3 preferisca non bere l’acqua del rubinetto, nonostante sia sicura. Tale tendenza è più accentuata nelle regioni meridionali e meno evidenziata nel Settentrione italiano. La regione leader per quanto riguarda la sfiducia nell’acqua del rubinetto è sicuramente la Sardegna, con il 63% di cittadini che preferiscono bere soltanto l’acqua imbottigliata. Subito dopo si posizionano la Sicilia con ben il 57%, la Calabria e il Molise. Andando verso Bolzano, le percentuali scendono rapidamente. La regione leader del Centro è la Toscana.

Quali sono invece le regioni dove le persone hanno più fiducia nell’acqua del rubinetto? In prima posizione troviamo Bolzano con il 2.7%, mentre il secondo e il terzo gradino del podio sono occupati, rispettivamente, dalla città di Trento e da Aosta. Secondo i dati presentati dall’Istat, un italiano consuma circa 245 litri d’acqua potabile ogni giorno. Si tratta di un indice importante, tra i più alti in Europa. Sempre secondo i dati Istat molte famiglie, si lamentano ancora di un’erogazione irregolare dell’acqua. Sebbene tale percentuale sia drasticamente diminuita nel corso del tempo, è comunque alta in Abruzzo, Sicilia e Calabria con un picco del 37.5%. L’erogazione dell’acqua nelle regioni specificate assume, quindi, i contorni di un problema molto diffuso.

Durante la Giornata mondiale dell’acqua è emerso che il Bel Paese ha una cattiva depurazione che costa all’Italia quasi 63 milioni di euro di multa. Questo perché un quarto della popolazione italiana non ha accesso a un servizio di depurazione che sia di livello almeno sufficiente. A questo proposito è stato evidenziato come fossero ben 104 gli agglomerati urbani condannati dalla Corte di Giustizia Europea in 14 regioni. Tra di questi la Sicilia rappresenta una parte importante, in quanto il 63% delle infrazioni sono state registrate proprio in questa regione. L’insufficiente depurazione è la causa principale di elevate cariche batteriche nelle acque situate nei pressi dei canali, dei fossi e delle foci. La causa secondaria di quel che alcuni reputano essere alla pari di un disastro ambientale? Gli scarichi illegali, un’attività che sembra molto diffusa nelle regioni del Meridione italiano. Tra gli altri dati presentati spiccano gli acquedotti vecchi, di cui il 60% circa sono stati costruiti più di 30 anni addietro. Tali acquedotti necessitano di essere sostituiti, in quanto sono pericolosi per l’ambiente circostante.

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